IL SEGRETO DEL “SUCCESS(O)”
Perchè ci sono idee che sopravvivono e altre no

Archiviato in: Letture, Creatività — 16 Gennaio 2008 @ 00:31

La copertina del libro - Fonte: IBSAbbiamo detto della difficoltà di concepire idee nuove man mano che l’esperienza in un dato campo aumenta, di pensare "fuori della scatola"… ebbene, sembra che le difficoltà non finiscano qui: sembra cioè che tra le migliaia di idee nuove che nonostante tutto ogni giorno nel mondo vengono comunicate e applicate, solo alcune sopravvivano, imprimendosi nella mente delle persone e propagandosi fino a diventare patrimonio di tutti…

Dal concetto di non-violenza di Gandhi a YouTube, che cosa hanno queste idee, che le rende "semplicemente geniali"?

I fratelli Chip e Dan Heath, nel loro libro "Made to Stick: Why Some Ideas Survive and Others Die" (pubblicato in Italia col titolo "Idee forti. Dalle leggende metropolitane ai prodotti: perché alcuni concetti durano e altri no") rispondono a questa domanda individuando nelle "idee forti" - in qualsiasi settore - cinque caratteristiche fondamentali le cui iniziali ne spiegano il SUCCESS(o), ovvero l’acronimo con cui gli autori sintetizzano la loro teoria: Simple Unexpected Concrete Credentialed Emotional Story. In altre parole, le idee che rimangono - quelle "stick", capaci di "restare attaccate" - sono semplici, capaci di sorprendere, concrete, credibili, capaci di comunicare emozioni e capaci di raccontare una storia.

Chi ha più possibilità di concepire idee con simili caratteristiche: il poeta o gli zero-thinker?

6 Commenti »

  1. andrea carlo:

    Accadde un tempo, né molto vicino né troppo lontano, che si ritrovarono per una cena un gruppo di quattro vecchi amici, nonché ricchi mercanti, in compagnia delle loro mogli. Con loro un poeta, giunto alla soglia della vecchiaia forte di una innumerevole quantità di libri e riconoscimenti istituzionali. Sebbene poeta, forse per vezzo, amava la buona compagnia ed in particolare intrattenersi in conversazione, particolarmente con le donne intelligenti e belle. La serata fu in principio all’insegna del poeta che navigò per mari incontaminati tra delizie di piatti pmessicani piccanti e verdi. Verso notte, trascorsi vini e liquori, quando le signore preferiscono passeggiare ed osservare silenziose le stelle estive, la conversazione si ficcò in una di quelle complicate dispute che toccano in sorte a quei vecchi amici che condividono ruolo e livello sociale. Avviluppatisi in formule matematiche troppo elaborate per l’ora la questione stava sfuggendo via lontana. Dopo lunghi minuti di silenzio, rivolgendosi con aria astuta al poeta che da tempo ormai taceva assorto nell’alba, l’ironico amico del gruppetto chiede la formula capace di dirimere la questione. Il poeta allora, continuando con lo sguardo ad inseguire la luce, prese la penna e tracciò sulla tovaglia le cifre esatte della soluzione. Le signore rientrarono dalla loro passeggiata e la conversazione riprese amabilmente.

  2. Toberro:

    Posto che ci siano persone capaci di raccontare una storia credibile e pertanto concreta ma semplice, capace di comunicare emozioni, io mi (vi) chiedo: ci sono persone capaci di ascoltare, di credere, di accettare la semplicità, di emozionarsi? E questo, credetemi, non vuole essere uno sterile esercizio di metonìmia. Vuole essere invece una critica al significato che oggi si dà al “successo”. Ma che cos’è il successo se non quello che gli “altri” percepiscono e quindi condizionano? Un figlio del suo tempo certamente. A quanti oggi, quindi, non interessa avere “quel” successo?… forse era meglio se andavo a dormire… buonanotte

  3. andrea carlo:

    non c’è altra tentazione se non quella di lasciarsi scappare le parole…

  4. Andrea Bianchi:

    Caro Toberro, nei progetti di cui mi occupo - la comunicazione aziendale e/o istituzionale - vedo che si sente sempre più il bisogno di parlare alle persone con le persone, raccontando di persone, spesso in prima persona… La dimensione narrativa è quella che oggi coglie maggiormente il segno, e forse questa è una vecchia storia, vecchia come l’uomo: l’uomo ha sempre avuto bisogno di raccontare se stesso, in una continua ricerca di senso. Credo che uno dei motivi del successo del web 2.0 stia proprio nell’aver ridato voce alle persone, consentendo loro di produrre autonomamente contenuti - informazione, narrazione, notizie, … - in maniera semplice ed immediata.

    Per cui rispondo Sì alla tua domanda: le persone capaci di emozionarsi per una storia ci sono, e sono molte. E’ compito di ognuno di noi narrare e saper ascoltare, o se non un compito… è una irripetibile opportunità. Una ethoesistenza è anche un’esistenza narrata!

  5. Andrea Bianchi:

    @ Andrea Carlo: è una storia squisita, e tocca un tema presente tra le righe degli ultimi due post ma non esplicitato: quello dell’INTUIZIONE. Una forma sottile e rapida di conoscenza, che può porre il poeta al di sopra dei mercanti…

    E’ tua la vena narrativa?

  6. andrea carlo:

    aedi cantori e rapsodi sapevano anche intuire.

RSS feed per i commenti a questo articolo. TrackBack URI

Lascia un commento

(a capo e separazione tra i paragrafi sono automatici, l'indirizzo e-mail viene mostrato, puoi usare i seguenti codici html per modificare la formattazione del tuo commento: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <code> <em> <i> <strike> <strong> )

(obbligatorio)

(obbligatorio)




inserisci la parola che leggi nell'immagine.
Immagine Anti-Spam