LA FORZA E L’ELEGANZA DI UNA BETULLA L’ultimo dei romantici a Cimolais con Mauro Corona e Roberto Fonda
Forte ed elegante come una betulla, lui è lì: fermo eppure agile, sempre nella penombra ma all’improvviso si illumina, come i colpi di luce lungo un sentiero nel bosco. Un esempio di stile, di eleganza, di nobiltà (quella vera!), come oggi non ce n’è quasi più.
Queste sono le immagini che con poche, chiare, incisive parole Mauro Corona ha saputo evocare parlando di Spiro, nella Sala Consiliare del Comune di Cimolais, domenica 3 settembre 2006. Roberto Fonda, amico ed editore di Trieste, ha appena terminato di condurci lungo un’analitica presentazione de "L’ultimo dei romantici". Al suo fianco lo stesso Spiro Dalla Porta, forse già stanco, e commosso, nel vedere ripercorrere gli avvenimenti della sua infanzia, della famiglia, della prima volta che con mano ha toccato la roccia per scalarla.
Non so se come ha detto Roberto fosse troppo presto per scrivere la biografia di quest’uomo nobile, di questa "elegante betulla". Troppo presto o tropo tardi che sia, ad un certo punto si capisce che è il momento giusto: meglio ancora, è qualcosa che si intuisce, che diventa certo come è certo che ogni momento è unico ed irripetibile, e uguale a se stesso non tornerà mai più.
Così è stato quando tre anni fa Spiro ha acconsentito a raccontarsi, seguendo il filo delle mie domande e prendendo il mio passo, se non addirittura precedendomi su sentieri che entravano nel mondo personale, in aspetti sottili della propria vita di cui non è sempre facile parlare. Così sono stati tre anni fa quesi giorni intensi di interviste a Riva di Tures, ai piedi del ghiacciaio del Collalto.
Avrei voluto dire anche questo a Cimolais, ma non l’ho detto e lo faccio invece qui: forse perchè erano già troppi il tempo e l’attenzione chiesti al nostro pubblico, forse perchè a Cimolais è bello parlare poco, ritrovare il proprio respiro ed incamminarsi per le ripide ghiaie e pietraie trascinate ed erose dall’acqua, su verso il Campanile.
Oppure sedersi in silenzio, la schiena appoggiata al tronco di un albero, e ascoltare il vento passare tra i rami delle betulle.
Cercando di essere forti, eleganti, nobili.
3 Commenti »
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Settembre 9th, 2006 @ 09:49
I propositi etici dell’ultima frase mi fanno venire l’orticaria, ma la penultima avrei voluto scriverla io. Sono momenti magici e se si ha la fortuna di condividerli con qualcuno cementano amicizie profonde al di là di qualsiasi differenza fisica. Curioso che accada prevalentemente in montagna: anche per mare mi sono capitati momenti magici ma sono sempre stati individuali; forse perché gli equipaggi sono in genere piú eterogenei e piú numerosi di un gruppo di “montagnari” e perché a bordo prevalgono i momenti attivi. La condivisione-comunicazione silenziosa è un’esperienza impagabile.
Claudio
Settembre 10th, 2006 @ 12:55
La cosa curiosa - visto che Claudio ha evocato il mare -è che non esiste una “letteratura di mare”, o meglio non esiste una definizione di questo genere che sia largamente uilizzata - per scrittori ad esempio come Melville o Conrad - mentre si parla spesso di “letteratura di montagna” e “scrittori di montagna”: per questi ultimi tale fatto non è un vantaggio, bensì spesso un limite, una categorizzazione che sta stretta, quasi costringendoli ad una nicchia che non consenta loro di essere narratori di tutte le cose di mondo, ma solo di un mondo “parziale”.
Non è un caso che Spiro sia spesso provocatorio in tal senso, dicendo che non esistono “scrittori di montagna”, ma solo scrittori; e le stesse parole le ha pronunciate Mauro Corona il 3 settembre scorso a Cimolais.
Maggio 7th, 2010 @ 20:01
acCULTOrito
…ma si può analizzare la vita colta di una persona
detronizzandone l’aspetto del culto ?…
L’eleganza
Non appena mi colpisce in faccia
La giudico
E quello che mi stordisce è la noia
La paranoia e l’eleganza l’ho conosciuta nei miei occhi
Sono entrambi azzurri
Ma uno rassomiglia a pioggia di sorgente
E l’altro al cielo di mare.
L’esagerata cura
Adesso ha informato la mia etÃ
L’eccellenza
È dieci anni più vecchia di me.
Sarà vero che viviamo nel culto ?
Un alto ideale
È che per un istante
Tutto andrà per il verso giusto del gusto
Seduti e lontani l’uno dall’altra
Ognuno nella sua personale eleganza.
Il tono della voce ha il sapore francese
Dell’uomo fine ed istruito
Ricorda la luna seduta
Che possiede il fascino dell’illuminabile.
Per tutto il tempo mi rendo autore del culto
Salito in alto, verso le pubbliche stelle
Saltato giù, da carrette dopo un lungo tragitto
E in un concentrato di sensibilità .
Per luoghi diversi, con riflettori estranei
Sono legato alla commestibile
Invidia…
Appropriata da una lesione
China su di me
Che non posso sopportare.
Con un filo di voce
Ed un articolato uso della parola
Assomiglio al culto…
E per questo, sono un approccio diverso
Nei colloqui di ogni appartenenza.
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Da un’idea
in musica e parole
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Da “Diversi, versi ed ersiâ€
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L’ideatore creativo,
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