SOSTENIBILITÀ SULL’ISOLA DI MLJET
Intervista a Staša Puškarić - Croazia

Archiviato in: Sostenibilità, Interviste — 16 Agosto 2006 @ 23:10

Mljet, i laghi interni - Fonte: http://www.soline6.comA Mljet, una delle ultime isole della Croazia prima della costa montenegrina – una striscia di terra larga pochi chilometri e lunga trenta, per un terzo parco naturale gestito dal governo – ho conosciuto StaÅ¡a PuÅ¡karić, un uomo che di questo luogo ha fatto una scelta di vita cercando di portarvi le sue conoscenze e i suoi ideali in fatto di sostenibilità ambientale.

Ospite con mia moglie Francesca nella casa ecologica che lui stesso ha progettato e realizzato per accogliere ogni estate i turisti che scelgono di fare una vacanza a basso impatto ambientale – in un contesto naturale la cui bellezza lascia senza parole – lo abbiamo intervistato per dare un piccolo contributo alla diffusione delle sue idee e di quanto sta facendo per uno sviluppo sostenibile. Francesca mi ha aiutato nel condurre e trascrivere l’intervista dall’inglese.

D: Staša, come sei arrivato a vivere a Mljet?
R: Nel 1987, dopo essermi laureato, mi sono trasferito a Rovigno per studiare al “Centro per la ricerca del mare”, dove ho conseguito un master e un dottorato di ricerca; successivamente, nel 1996-97, nell’ambito di un programma Fulbright ho svolto una specializzazione post-dottorato negli Stati Uniti. È stato nel 1998, che ritornando in Croazia ho incontrato quella che sarebbe diventata mia moglie e ho deciso di trasferirmi a vivere a Mljet.

D: In cosa ti sei specializzato nell’ambito dei tuoi studi?
R: Oceanografia, in particolare sul ciclo del biossido di carbonio e dei relativi processi di sedimentazione, e sull’influenza antropica nei sistemi marini.

D: E trasferendoti a Mljet, di cosa ti sei occupato?
R: Ho passato qualche anno “sabbatico” costruendo e vendendo souvenir – pipe in legno, in particolare [mentre parliamo, ne sta fumando una di strana ma pregevole fattezza] – finché non mi hanno chiamato ad insegnare presso l’American College of Management and Technology a Dubrovnik

Il canale di Soline dalla casa di StasaD: Come sei arrivato ad interessarti di tecnologie per lo sviluppo sostenibile?
R: è un interesse cominciato a Rovigno: lì ho incontrato molte persone e leggevo molto. Più leggi, e più comprendi. È tutta questione di comprendere. Mi sono sempre preoccupato del fatto che noi non ci relazioniamo con il mondo nel modo in cui dovremmo: mentre la natura cambia, noi non cambiamo la nostra relazione con essa. Le leggi, ad esempio, cambiano troppo lentamente.

D: E riguardo a questi concetti, negli USA hai trovato delle valide conoscenze? Hai potuto fare una buona esperienza?
R: Sì, perché gli USA sono comunque la nazione con la maggior esperienza in fatto di difesa dell’ambiente. Ad esempio ho potuto seguire le ricerche del Rocky Mountain Institute of Colorado fin dall’inizio del loro sviluppo: sono stati i primi a sviluppare le tecnologie di tipo geotermico. Noi abbiamo la possibilità tecnica di riorganizzare la nostra società. Certo io ho la mia personale opinione in merito… e credo che non si stia facendo abbastanza dal punto di vista dei numerosi fattori che tutti insieme influenzano notevolmente il nostro comportamento, come le politiche dei governi, i trattati internazionali, gli aspetti sociali e culturali: è necessaria una visione olistica che tenga presenti tutti questi aspetti.

Percepisco in StaÅ¡a l’utopia – nel senso positivo del termine – di una società che non sia organizzata esclusivamente secondo il principio del profitto bensì secondo una visione olistica e sistemica del mondo, e il mio pensiero non può non andare al concetto degli ecovillage che da qualche tempo mi sta interessando.

Dal molo di SolineD: Hai mai visitato un ecovillage?
R: No, perché non ne ho avuto l’opportunità, ma ho conosciuto il pioniere degli ecovillage, Hilder Jackson, e ho letto molto al riguardo. Qui a Mljet, ho provato a parlare di questi concetti alla gente del posto per convincerla ad applicarli e ad adottare dei comportamenti di vita ecocompatibili, ma è stato ed è molto difficile. Semplicemente è difficile far accettare qualcosa di nuovo, e anche per quanto riguarda la gestione del parco naturale – per il quale ho lavorato un anno – il governo non aiuta in questo senso: non ci sono fondi da investire, e l’unica cosa che cercano di fare è di ottenere più soldi dai biglietti di ingresso al parco aumentandone il prezzo. Ma non è questo che dovremmo fare: dovremmo piuttosto cercare di cambiare il comportamento delle persone che vivono qui e di quelle che vengono qui. Eppure esistono nel mondo esempi di gestione dei parchi naturali – integrata con forme di turismo sostenibile – che rende economicamente e garantisce al tempo stesso la preservazione dell’ambiente; per citartene alcuni: Maho Bay nelle Virgin Islands e Lapa Rios.

D: Tornando per un momento agli ecovillage, che cosa ne pensi?
R: Penso che siano un successo. Penso che siano un buon esempio di come le cose potrebbero cambiare in un futuro vicino. Negli ecovillage c’è una coscienza di cui noi manchiamo totalmente, con la nostra convinzione di essere superiori a tutto: al mondo, alla natura, all’ambiente. Ma non lo siamo.

D: Stavi dicendo del tuo tentativo di trasmettere questi concetti ai locali, qui a Mljet…
R: Sì, ma non ha funzionato. Ciò su cui dovremmo concentrarci sono aspetti quali la qualità dell’aria e dell’acqua, e la produzione di rifiuti. Aspetti che diventeranno fondamentali nel momento in cui la Croazia entrerà a far parte dell’Unione Europea: rischiamo di non essere pronti, per allora. Allo stato attuale delle cose la Croazia dovrebbe sostenere investimenti per dieci miliardi di euro, per adeguarsi alle normative dell’Unione Europea. È per questo che faccio volentieri questa intervista, perché penso che una via per risolvere i problemi – e i problemi dell’ambiente – sia la comunicazione. Internet ci può aiutare molto in questo.

D: Qual è la situazione di Internet in Croazia e più nello specifico nella zona dell’Adriatico?
R: Non saprei, ma penso che Internet offra molte possibilità, in particolare nell’aiutare a creare una nuova cultura. L’educazione è molto importante: io cerco ad esempio di trasmettere a mia figlia questi valori di rispetto dell’ambiente. La scuola ha delle grosse lacune in fatto di educazione ambientale.

Dal canale di Soline verso il mare apertoLa famiglia della moglie di StaÅ¡a è originaria del villaggio in cui tutt’oggi vivono – Soline – che da centocinquant’anni si affaccia con cinque case in pietra sul canale che collega il mare aperto ai due laghi interni di Mljet. Da qualche anno le case sono diventate dieci, da quando il governo e le autorità del parco hanno concesso ad ognuna delle cinque famiglie del villaggio di costruire una seconda casa: le seconde case vengono sia abitate dalle nuove generazioni, sia utilizzate per affittare camere e appartamenti ai turisti. Quella della famiglia di StaÅ¡a è l’unica casa a basso impatto ambientale, progettata e costruita secondo tecnologie sostenibili.

D: È stato difficile convincere la tua famiglia a costruire ecologicamente?
R: Sì, temevano ad esempio che una casa ecologica avrebbe allontanato i turisti; ma questo perché non comprendevano: è tutta questione di comprendere. Un esempio: che cosa vedi sull’altra costa del canale, di fronte a noi? Una foresta di pini d’aleppo, che sono belli, verdi, danno ombra, eppure probabilmente non sai che sono il risultato di un enorme danno arrecato alla biodiversità di questi luoghi ormai tremila anni fa, quando vennero introdotti dai greci. La vegetazione originaria della costa dalmata non è in realtà quasi più visibile, se non in pochissimi luoghi sfuggiti ad esempio ad un’intensa deforestazione. Ma di tutto questo – se non hai le conoscenze adeguate – non ti puoi rendere conto e credi di trovarti in un ambiente incontaminato. È un fatto di conoscenze.

A questo punto StaÅ¡a si getta in un’appassionata illustrazione del funzionamento del ciclo del biossido di carbonio, per spiegarci come allo stato attuale tutte le attività produttive della nostra società siano concepite e gestite senza alcun riguardo nei confronti della produzione di anidride carbonica e della distruzione di giacimenti naturali di carbonio per ricostituire i quali sono necessari decine di migliaia di anni di processi naturali. Con l’energia e l’impeto volitivo caratteristici di questi popoli slavi e mediterranei alo stesso tempo, ci dice come nemmeno il totale rispetto del protocollo di Kyoto sarebbe sufficiente: per salvarci dal disastro ambientale, dovremmo interrompere immediatamente le emissioni di anidride carbonica.

D: Ti sembra realistico che si possa fare questo?
R: No, non lo è. Pensa semplicemente all’industria: la conversione a sistemi di produzione meno inquinanti non è conveniente, costa troppo. Lì è il denaro che muove le cose. Questa è la differenza tra gli ecovillage e il resto del mondo: negli ecovillage non è il denaro il concetto centrale, ma la relazione tra le persone e l’ecosistema in cui vivono.

D: Pensi che i principi applicati negli ecovillage siano applicabili in maniera più estesa?
R: No, non è possibile. Pensa alle grandi città: come puoi cambiarle? Ci sono nel mondo sette miliardi di persone, e la maggior parte di queste vivono in grandi città: metropoli che non possono essere convertite in eco-metropoli. Ma le singole persone possono fare qualcosa. È quello che io ho cercato di fare: ho progettato una casa che è unica in tutto il Mediterraneo: non produce rifiuti e permette un grande risparmio di acqua. Perlomeno ora posso dire che abitarvi consente di portare un impatto modesto sull’ambiente, e grazie a questo io sono riuscito a soddisfare una sorta di mio personale bisogno “spirituale”: diciamo che per molto tempo non potevo dormire la notte, mentre ora dormo un po’ di più! È un fatto di priorità personali: io spendo la gran parte delle mie energie nel leggere e discutere di problemi ambientali.

D: Ci puoi spiegare in poche parole quali soluzioni tecnologiche hai adottato in questa casa?
R: Ho cercato di applicare i principi esistenti compatibilmente con i miei limitati mezzi economici: per esempio sono stato costretto a realizzare molte cose in cemento armato, anche se avrei voluto utilizzare materiali diversi. Ho cercato di fare del mio meglio, in ogni caso. I pannelli solari li ho acquistati in Italia, pagandoli il doppio di quanto li pagate voi perché non ho potuto avvalermi di sovvenzioni finanziarie. Per la toilette ho adottato una tecnologia svedese, che permette di avere una toilette senz’acqua. La cisterna di raccolta degli scarichi delle toilette, ad esempio, ho dovuto mio malgrado realizzarla in cemento armato, perché quella prevista da progetto avrei dovuto farla venire dal Canada con una spesa insostenibile! Per quanto riguarda i sistemi di riscaldamento e raffrescamento, ho realizzato una casa concepita per mantenere la temperatura interna il più possibile stabile. Il calore che d’estate proviene dall’esterno dovrebbe essere trattenuto da speciali pietre collocate all’interno, anch’esse però mancanti per motivi economici, e così d’inverno sono costretto ad adottare un piccolo surplus di riscaldamento elettrico, che altrimenti non sarebbe necessario. Le acque grigie – comprese le acque piovane convogliate tramite il sistema di grondaia – sono tutte raccolte, filtrate e riutilizzate per l’irrigazione della campagna.

D: Ora la tua famiglia è contenta?
R: Sì, lo è, anche perché ora vede che siamo l’unica famiglia che non ha bisogno di acquistare cisterne d’acqua di approvvigionamento, ma ce la caviamo con l’acqua potabile che ci è consentito attingere dalla fonte per soli due giorni all’anno. Inoltre oggi molti turisti arrivano da noi proprio perché vengono a sapere di questa casa e della possibilità di fare delle vacanze ecocompatibili in un parco naturale. Principalmente ci trovano attraverso il nostro sito internet, che è collegato anche a quello del parco nazionale di Mljet, in quanto questa casa è stata definita un “progetto pilota”: se non altro, una sorta di aiuto “morale” da parte delle autorità…

Intervista realizzata il 14 luglio 2006 a Soline, isola di Mljet, Croazia.

6 Commenti »

  1. Marco Bresci:

    Ho letto il post, è interessante. Ti invito a visitare il mio Blog.

    Marco Bresci

    http://insintonia.blogspot.com/

  2. Liliana:

    Si puó andare in queste vacanzze di la Pascua lí?, noi habitiammo al sur della Germania ed abbiammo un Camper per aparcare.
    Grazzie
    Liliana

  3. Andrea Bianchi:

    Ciao Liliana, mi sa che a Pasqua è un po’ presto, forse fà ancora freddo. In ogni caso con il camper non puoi entrare nel parco nazionale di Mljet.

  4. Liliana:

    Andrea, conosci un Ecovillagio ó un proggetto ecoturistico, autosustentabile all nord d´Italia o Slovenia……comunque, circa della Germania, dovve possiamo andare queste settimmane é convivvere con la gente e la natura?

    Grazzie per il mail e maggari possiamo andare un´altra volta!!

    Liliana

  5. Andrea Bianchi:

    Per l’Italia ti indico questo sito: Rete Italiana Villaggi Ecologici.

    Per l’Europa puoi vedere il Global Ecovillage Network (GEN): questo è il link europeo.

    Buon viaggio, magari quando tornate mandatemi un commento sulla vostra esperienza!

  6. Liliana:

    Andrea, sono Liliana, non siammo riuscitti ad andare in un ecovillagio, ma siammo statti nel Lago d´Iseo ed é statto bellissimo, sull Campeggio del Sole un bell posto, speriammo per le prossime vacanze, magari si va da voi!!, ma non so cosa possiamo fare col Camper, magari si puó aparchegiare di fronte al Parco? Sai d´un Campeggio lí vicino?
    Saluti e vi auguro una buona giornata

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